RUOLO vs PERSONALITÀ IN AZIENDA E NELLA VITA

Nel lavoro così come nella vita di tutti i giorni, abbiamo l’abitudine di reagire istintivamente agli stimoli esterni lasciandoci travolgere dalle emozioni, spesso senza esserne completamente consapevoli.

Può capitarci di alzare la voce con un collaboratore se commette un errore o non svolge il lavoro così come gli è stato assegnato, rispondiamo senza riflettere oppure ci chiudiamo evitando il confronto se qualcuno ci contraddice, o ancora per paura di innescare un conflitto non condividiamo la nostra opinione.

La principale conseguenza?
I rapporti all’interno del team si incrinano, il rendimento lavorativo cala e nel tempo lo stress si accumula.

Invece la figura del manager dovrebbe trasmettere calma, organizzare al meglio le attività dei propri collaboratori e spronarli con una comunicazione efficace e comportamenti utili al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Il controllo delle emozioni può giocare un ruolo chiave anche in ambito sportivo. Vi è mai capitato di calciare un rigore decisivo o di pararlo? Oppure di guardare la vostra squadra del cuore e percepire nervosismo ed agitazione durante la partita, magari quella decisiva che decide il campionato? O invece siete allenatori, e nel momento più “caldo” del match un vostro atleta commette un errore che durante l’allenamento non farebbe mai perché non allenato a quella determinata situazione di stress.

Nessuno di noi può essere un animale completamente razionale, ma la gestione delle proprie emozioni e quindi l’atteggiamento e le reazioni ad alcune situazioni sensibili e delicate, sono questione di focus ed allenamento.


Come determinare allora il comportamento più utile in una particolare circostanza?

Per rispondere a questa domanda occorre partire dalla distinzione tra ruolo e personalità:

  • il ruolo come ci insegnano le “Job Description”, prevede mansioni specifiche, responsabilità e comportamenti utili ad ottenere risultati di qualità.
  • la personalità, ha un vissuto emotivo, abitudini e schemi di pensiero, pregiudizi e regole del tutto personali.

 

Quando siamo in azienda che comportamento dobbiamo mettere in pratica?

Per comprendere meglio come agire con efficacia e rispondere a questa domanda, parto sempre da due elementi fondamentali, ruolo ed obiettivo. Durante la formazione che svolgo in azienda, pongo spesso questa domanda:

In base al tuo ruolo e al tuo obiettivo, qual è l’azione e la modalità più efficace da mettere in pratica ora?

La consapevolezza è il primo step verso il cambiamento. Segue poi un accurato lavoro di focalizzazione su quale sia la migliore strategia da attuare.

Comprendere il proprio ruolo ed entrarci totalmente è come indossare vesti nuove, come entrare nei panni di un super eroe, a volte anche un monaco zen, che appare sulla scena con la sua perfetta armatura, i super poteri attivati per raggiungere il suo obiettivo in modo più efficace e con meno dispendio di energie.

Se nel proprio ruolo aziendale è prevista la gestione di un team, imparare a controllare le emozioni sarà fondamentale, così come strutturare una strategia di feedback, perché migliorare il dialogo con lo staff senza ledere l’autostima, generando motivazione e responsabilità, è un passo notevole.

Quando invece si lavora in amministrazione e contabilità tra le mansioni c’è sicuramente quella di confronto con i diversi dipartimenti dell’azienda e molto probabilmente anche con i clienti finali, quindi comunicare efficacemente, aiuterà a non sprecare energie e soprattutto a svolgere il compito assegnato in modo più che soddisfacente.

Non sono necessari profondi o repentini stravolgimenti, è importante lavorare per rafforzare nel tempo la comprensione del proprio ruolo e fare i necessari cambiamenti. Per crescere e migliorare serve acquisire consapevolezza delle proprie capacità, allenarle e ricollocarci in una nuova dimensione.

Marco Rangoni – Consulente HR e Business Coach