Strategie mentali alla TOP GUN

Parliamo di sport coaching e di come un atleta può allenare la mente. Partiamo dal presupposto che non in tutti gli sport funzionano le stesse strategie mentali. In alcuni sport è importante la capacità di – in certi momenti – “viaggiare” con la mente. In pratica intendo quella capacità di portare la mente altrove per non percepire, ad esempio, la fatica. I maratoneti sanno di cosa sto parlando.

In altri sport è importantissimo il contrario. Ovvero è fondamentale allenare la mente a rimanere nel momento presente, nell’adesso, nel famoso “qui ed ora”.

Per anni ho giocato a pallavolo e ho avuto la fortuna di provare quella sensazione fantastica della trance agonistica. Quello stato nel quale tutto viene facile. In inglese si chiama “Flow”. Sei totalmente concentrato (e centrato). Sei nel flusso. Sei nel momento presente e tutto è in totale controllo. Quando capita ai giocatori professionisti, a quelli che giocano finali di Champions League, partite di NBA valide per il titolo, le frasi che senti dire a fine partita sono frasi del tipo: “non sentivo il tifo di 100.000 persone”, “Prima di ogni canestro, la sensazione che avevo era quella di tirare una biglia nell’oceano”, “vedevo il portiere piccolissimo e la porta immensa”. Potrei scriverne a decine di queste frasi.

Arrivati a questo punto vi devo anche spiegare cosa c’entra TOP GUN.

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Qualche domenica fa, con tre amici ho organizzato un paio d’ore di allenamento a Beach Volley.

Il beach volley è uno sport infame. 2 contro 2. Tu e il tuo socio. La componente mentale è fondamentale. Se uno va in down, rischia di tirare giù anche l’altro. Alla fine, che ti battano addosso o no, un pallone comunque lo devi toccare. Quindi diventa importantissima la capacità di rimanere concentrati, in quel momento, nel “cosa accade ora”.

Torniamo all’allenamento. Per prima cosa, un po’ di riscaldamento; Corsa, lanci con la palla, attacchi a rete e si parte. Iniziamo a fare qualche set. Io e Tony contro Fabietto e il Compa. Poi cambiamo le squadre. Tocca a me e al Compa fare coppia. Ad un certo punto il Compa fa un errore, mi guarda e dice: ”Non devo pensare! Se penso, sbaglio!!!”.

La frase mi ha ricordato immediatamente Tom Cruise (Maverick in Top Gun), quando durante l’analisi tecnica delle sessioni di volo, l’istruttrice analizza una sua manovra di volo (secondo lei sbagliata) e gli chiede: ”A cosa stava pensando tenente?” E lui risponde:” Lassù non c’è il tempo di pensare. Se pensi, sei morto!”

Thinking a Solution

E’ esattamente lo stesso meccanismo. Cioè, non è che nel beach volley se pensi sei morto. Però se pensi rischi di sbagliare. E’ così. A tutti gli atleti di qualsiasi livello, se dopo una partita giocata al massimo delle loro potenzialità chiedi: “a cosa pensavi?”. La risposte è “a niente”. Al massimo ti diranno che si stavano ripetendo qualcosa in testa. Come una canzone, una frase. Qualcosa che diventa un vero e proprio mantra che gli mantiene nello stato di Flow. Se no, nulla. Vuoto totale. Semplicemente: “Percepisco, faccio!”.

Effettivamente se ci pensate, in uno sport come il beach Volley, pensare non fa bene. Pensare cosa potresti fare, cosa potrebbe accadere, cosa speri che l’avversario faccia, ti distoglie da quello che accade ed ecco quindi che se pensi, non sei morto, ma rischi di fare l’errore. Arrivi troppo tardi su un pallone, troppo presto o addirittura non ci vai.

Il segreto è dunque quello di scordare il passato che ormai non esiste e di non farsi distrarre dal futuro che è solamente un’ipotesi. Questo è il beach volley e anche la vita.

Essere totalmente assorbiti in quello che si sta facendo. Questa è la regola vincente. Quindi, a volte, pensare fa male. Lo dice il Compa. 😉