Per umiltà intellettuale, ti confido che il titolo dell’articolo è preso da una citazione del grande Henry Ford, da cui ho preso spunto per scrivere queste righe.

Leggevo la scorsa settimana, la storia di una ragazzina del North Carolina, Kayla Montgomery, studentessa di 18 anni, che pur avendo la sclerosi multipla, quasi per miracolo, riesce a correre e gareggiare in competizioni nazionali con tempi più che ottimi.

La sua storia ha dell’incredibile, per forza di volontà, determinazione, passione e grinta.

Sfidando ogni legge della scienza e della credenza collettiva, negli ultimi tre anni è tra le più giovani fondiste del paese. Ad ogni gara che termina arriva stremata con il corpo che letteralmente l’abbandona.

Al traguardo c’è però sempre il suo coach ad aspettarla a braccia aperte per sorreggerla, perché altrimenti cadrebbe a terra senza forze.

Perché ti racconto questa storia?

Perché Kayla riesce a correre pur avendo una malattia tremenda e degenerante e non conosce, o forse riesce lotta per abbattere, quelle che vengono chiamate:

“CONVINZIONI LIMITANTI”. 

La nostra mente e le nostre capacità interiori sono tante e meravigliose, spesso noi però le auto-sabotiamo.

Fin da piccoli veniamo bombardati di nozioni, concetti, esperienze positive oppure esperienze negative. La nostra mente interpreta tutto ciò e crea la propria “mappa del mondo”, cioè un insieme di opinioni, credenze e visioni della realtà circostante.

Questa mappa ci condiziona fortemente: nelle scelte che facciamo, nei pensieri, nelle azioni e pertanto nei risultati che otteniamo. Molte volte crediamo, appunto, che la nostra mappa sia la realtà. Invece è l’opinione che ci siamo fatti della realtà. Talvolta è una convinzione che può limitare il nostro raggio d’azione, il nostro benessere e i nostri possibili risultati.

Ho letto mesi fa uno splendido libro dello scienziato e biologo Dott. Bruce Lipton, intitolato: “La biologia delle Credenze”.
Lipton dimostra, in modo semplice e appassionante, che ciò in cui crediamo determina chi siamo e che NON è il nostro DNA a determinare la nostra vita e la nostra salute. 

Lipton afferma:
L’ambiente, i nostri pensieri e le nostre esperienze determinano ciò che siamo, il nostro corpo e ogni aspetto della nostra vita!

Ci toglie dal vincolo di credere nella prigionia del destino.

Lipton ci sta dicendo dunque che se cambiassimo alcune nostri pensieri, quindi convinzioni e credenze, e non solo, la nostra vita potrebbe prendere la direzione che vorremmo?

Si. Proprio così.

Uno dei lavori che come Personal Coach spesso faccio, con imprenditori, sportivi e privati è quello di andare a sgretolare quei pensieri limitanti che ostacolano il raggiungimento di un determinato obiettivo, di business, sport o personale che sia, sostituendoli con nuovi potenzianti.

Perché la cabina di regia che alimenta ogni azione si chiama mente, e la stessa, genera sia il pensiero vizioso che quello virtuoso.

Se vuoi migliorare l’ambiente di lavoro, ma pensi: 
“i miei collaboratori sono fatti cosi”, stai alimentando il pensiero limitante.
Se vuoi raggiungere risultati importanti nel tuo business ma pensi:  
”quest’anno c’è una crisi tremenda del settore, sarà dura ripetersi”, stai nutrendo un limite alle tue possibilità e alle possibili soluzioni.
Se vuoi raggiungere un traguardo sportivo importante ma non credi appieno nelle tue potenzialità, ti stai auto limitando.
Se ti trovi in una situazione di piena crisi personale e pensi: “è troppo complicato per me uscirne”, sarà molto più difficile cambiare.

È un po’ come se mettessi dell’acqua sporca nel motore della Ferrari. Difficile farla girare a pieni giri. Non pensi?

Tanti invece gli esempi di coraggio, determinazione e forza, da prendere come modello, che sono intorno a noi.
Modellare quei comportamenti, abitudini, convinzioni e pensieri di chi sfrutta la psiche e le proprie potenzialità al meglio, è un’ottima strategia per migliorare i risultati che vuoi ottenere.

La forza del nostro pensiero e delle nostre convinzioni, possono generare risultati straordinari, come quelli di Kayla, per esempio, o dell’allenatore dell’Uruguay Oscar Tabarez, che nonostante soffra di una rara malattia degenerativa, sta guidando la sua nazionale di calcio al mondiale di Russia 2018 facendola approdare, finora, ai quarti di finale.

È facile? Difficile?
Dipende dalle tue convinzioni e dalla tua volontà. 😉

A questo proposito torno alla storia di Kayla, con la dichiarazione del suo Coach Mr. Patrick Cromwell, che cita:

“quando le è stata diagnosticata la sclerosi multipla Kayla mi disse”:
“coach, non so quanto tempo mi resta ma voglio farcela!”
“ed io pensai: WOWWW CHE GRINTA”!

Ecco un ottimo esempio da modellare.

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Alessandro Belloni – Personal Coach