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Ho appena finito di leggere il libro di Miquel Angel Violan, “COACHING GUARDIOLA”. Sai com’è, deformazione professionale. 😉

Il libro chiaramente non è solo per gli amanti del calcio, infatti descrive l’allenatore catalano come uomo dalla grande capacità di gestire un team, una vera e propria lezione di leadership. I suoi successi alla guida del Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City parlano da soli.

Josep Guardiola – come descrivono – sa promuovere l’intelligenza condivisa, è capace di stimolare sinergie e moltiplicare il valore delle capacità individuali.

Nessuno è in grado di creare motivazione quanto lui.

Ed è proprio sul concetto di motivazione che voglio soffermarmi, riportandoti qui uno dei capitoli, dal quale ho preso in prestito il titolo dell’articolo, che ne descrivono meglio il cuore.


“Lo spirito di Billy Elliot”

– Uno dei film più belli per descrivere la motivazione e, allo stesso tempo, la resilienza (la capacità di superare le avversità) è Billy Elliot.

Figlio di un minatore britannico molto relazionato con i movimenti sindacali e orfano di madre, il giovane Billy vuole dedicarsi alla danza, ma incontra la resistenza di suo padre, che la ritiene un’attività da femminucce.

Il film contiene una serie di scene rivelatrici su quanto sia importante la tenacia per vedere i nostri sogni avverati. Uno dei momenti ‘clou’ – verso la fine del film – è la performance del giovane Billy di fronte alla giuria selezionata, che deve decidere se concedergli una grande borsa di studio. Le facce dei membri della giuria si trasformano quando vedono il talento di Billy. Perdono la loro ieraticità e mostrano la piacevole sensazione di una grande scoperta. E’ una scena indimenticabile, degna di essere mostrata mille volte a coloro che hanno un’ispirazione artistica o professionale della vita.

Lo spirito di Billy Elliot è costituito dalla grande forza di volontà che ci permette di inseguire sempre i propri sogni.

Quando un pedagogo riesce a inculcare questo ai suoi alunni, le porte del successo si aprono e la terra si inclina per condurli a esso come se si trattasse di un nastro trasportatore. Finita l’esibizione di Billy, la giuria gli chiede cosa prova quando balla.

Le parole del ragazzo sono una descrizione perfetta di quello che lo psicologo umanista Abraham Maslow chiamava “esperienza di picco” : “momenti in cui non manca niente. Un’estrema fluidità. Invisibilità. Sentirci pura elettricità. Il tempo si ferma. La vita è perfetta. Il mondo è a posto”

“Fare dell’educazione un insieme di momenti di picco è la meta più alta (e produttiva) che si possa dare un educatore”.


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Con quest’ultima frase Miquel Angel Violan, ha racchiuso quello che secondo me dovrebbe essere il mondo del Coaching.
Far comprendere alle persone le infinite risorse che hanno e stimolare loro nel metterle in campo, affinché possano vivere infinite esperienze di picco – come le chiama Maslow – nel percorso che è la loro vita.

L’educatore può essere un insegnate, una madre, un padre, un amico, un fratello, una sorella, una nonna, un allenatore (Guardiola) e perché no un coach professionista.
La motivazione nasce da dentro, ma spesso va stimolata se questa stenta ad uscire dalla propria tana.

Per questo è di fondamentale importanza il ruolo dell’Educatore, del Genitore o del Coach che sia. Una “guida” che ti conduca verso i tuoi desideri, e che ti porti a vivere quell’esperienze descritte da Billy in cui:
non manca niente, il tempo si ferma, la vita è perfetta così com’è…

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Alessandro Belloni – Personal Coach

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